LE SEI CAPACITA’ UMANE: QUALI UTILIZZA LA TUA AZIENDA?

Sei orgoglioso di dire che lavori per la tua azienda?

Il tuo lavoro ti da un senso di appagamento personale?

La tua azienda ti induce a dare il meglio di te stesso?

Capisci il collegamento tra il tuo ruolo e gli obiettivi dell’ azienda?

Se le tue risposte a queste domande sono parzialmente o totalmente negative, la tua azienda non sta utilizzando al meglio le tue capacità.

Nel XXI secolo le capacità umane che incidono sulla performance aziendale e la produttività dei dipendenti sono cambiate. La maggior parte dei manager però non lo sa. O fa finta di non saperlo! Questo influenza negativamente sia il risultato aziendale che la motivazione dei collaboratori.

La Towers Watson intervista 90.000 dipendenti di 18 paesi per misurare il loro coinvolgimento sul posto di lavoro. Solo il 21 % è veramente coinvolto, nel senso che  farebbe l’impossibile per il loro datore di lavoro.

Ben il 38 % è invece molto o totalmente demotivato. Alcuni di loro vivono la situazione di “schiavo pagato”! Il rimanente 41 % si colloca a metà strada.

Quindi il 79 % dei lavoratori di tutto il mondo da meno di quanto potrebbe. E’ uno scandaloso spreco di potenziale umano che contribuisce anche a spiegare perché così tante imprese sono meno efficaci delle persone che ci lavorano.

In passato magari si poteva anche ignorare questa incongruenza. Oggi non è più possibile farlo perché adattabilità e innovazione sono le due condizioni basilari del successo.

Come mai c’è questa insoddisfazione così diffusa nei lavoratori?

Il management gestisce sei capacità umane che possiamo gerarchizzare in una piramide. Partendo dal basso abbiamo: 1.Obbedienza, 2.Diligenza, 3.Competenza, 4. Iniziativa, 5. Creatività e 6. Passione.

Alla base c’è l’obbedienza dei dipendenti che si presentano al lavoro tutti i giorni ed eseguono tutte le regole e procedure prescritte. L’obbedienza è importante e la grande impresa non potrebbe esistere senza di essa.

Nel gradino sopra c’è la diligenza dei dipendenti che lavorano sodo. Se ne vanno quando hanno finito. Si assumono la responsabilità di produrre risultati eccellenti. Anche questa è importante. Non si può costruire un’organizzazione vincente con gli scansafatiche!

Poi c’è la competenza personale. Tutte le aziende vogliono dei collaboratori altamente professionali, ben addestrati e desiderosi di imparare nuove cose.

Queste prime tre capacità vanno solo gestite. Ed è quello che ha prodotto il Boss Management 1.0 in un secolo di economia industriale.

Il problema è che oggi l’obbedienza, la diligenza e la competenza stanno diventando delle commodity globali. Puoi comprarle in tutto il mondo: in Cina e in India anche a un prezzo irrisorio!

Se la tua azienda ottiene dai collaboratori solo obbedienza, diligenza e competenza è destinata a perdere.

Dobbiamo allora salire nella piramide delle capacità umane.

Sopra la competenza c’è l’iniziativa dei dipendenti che agiscono ogni volta che vedono un problema o un’opportunità. Non aspettano di ricevere ordini. Non sono vincolati alla job description. Sono istintivamente proattivi.

Al penultimo gradino abbiamo la creatività. Le persone creative sono curiose e irrefrenabili. Non hanno paura di dire cose stupide. Qui i dipendenti mettono in discussione spesso e volentieri la logica convenzionale. Sono sempre a caccia di grandi idee che si possono importare anche da altri settori.

In cima alla piramide abbiamo infine la passione. Chi ha passione supera gli ostacoli e si rifiuta di cedere. La passione può farti fare anche cose stupide, ma è l’ingrediente che trasforma l’intenzione in realizzazione.

Il dipendente appassionato considera il proprio lavoro una vocazione. Un mezzo per fare la differenza nel mondo. Per lui il confine tra lavoro e divertimento è labile. Mette tutto se stesso nel proprio lavoro. La passione è poi contagiosa. Trasforma le crociate individuali in movimento di massa. Una persona che ha passione vale più di quaranta semplicemente interessate.

Oggi sono le capacità che stanno in cima alla piramide a generare il massimo del valore. Audacia, immaginazione ed entusiasmo sono le vere fonti della differenziazione competitiva.

Queste ultime tre capacità devono invece essere liberate con il Self Management 2.0.

Se vuoi essere competitivo nell’economia creativa devi quindi innovare il modello di management.

In un mondo di conoscenze commoditizzate i ritorni vanno alle aziende che sono in grado di produrre conoscenze non standardizzate.

Queste capacità rare e preziose sono doni: non si possono imporre. Non puoi ordinare a qualcuno di essere appassionato e creativo!

I dipendenti decidono ogni giorno se portarsi dietro questi doni quando vanno al lavoro in funzione del clima che ha creato il management. Lo sviluppo esponenziale di blog, forum e social media è trainato da milioni di persone che oggi hanno degli strumenti per esprimere la propria creatività al di fuori del posto di lavoro.

Ciò che limita la performance delle aziende non è la scarsa introduzione delle nuove tecnologie. E’ la mancata innovazione del modello di management.

In molte aziende c’è un grande distacco tra il management e i dipendenti.

La tua azienda si limita solo a gestire obbedienza, diligenza e competenza dei dipendenti?

Sa liberare anche iniziativa, creatività e passione?

Fabio Venturi

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4 commenti
  1. Domenico Antico
    Domenico Antico dice:

    Si, concordo e sintetizzo il moto della mia realtà di consulenza in Asia !
    Passion attitude effort can make everything done ! Aggiungo che la formula de successo e basata non solo sui tre presupposti di Passion 33% attitude 33% efforts 33% ma anche un 1% di fortuna !
    Bene avanti tutta a conquistare mercati !

    Rispondi

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